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Studio Scienze Olistiche Applicate
Dr.ssa Francesca Rossetti

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Scheda programma di purificazione yoga

a cura di Francesca Rossetti

 

INTRODUZIONE

 

Tutta la vita, così come noi la conosciamo, dalla più piccola cellula, all’intero universo, si esprime mediante l’equilibrio tra nutrimento (prana) ed eliminazione (apana). Secondo la filosofia Yoga, il termine sanscrito prana (da “pra: prima e “an”: vivere, soffiare, respirare) comprende sia il nutrimento in sé che l’atto di nutrirsi e, allo stesso modo, apana (da “apa: via, lontano, giù e “an”: vivere, soffiare, respirare) indica tutto ciò che viene eliminato da un essere vivente.

A seconda del livello di osservazione in cui ci poniamo, prana e apana, possono concretizzarsi in:

per il livello fisico: nutrimento solido, liquido e gassoso (aria che respiriamo)

per il livello emozionale: emozioni (così come avviene con  il cibo noi ci nutriamo di esperienze emotive. Le emozioni che sono in sintonia con il nostro essere rappresentano il “cibo buono” che ci fa crescere ed espandere; quelle che non sono in sintonia con il nostro essere, che ci producono stress, tensioni e dolore, rappresentano il “cibo” da eliminare)

per il livello mentale: pensieri (anche i pensieri che elaboriamo possono essere funzionali alla nostra evoluzione ed espressione personale -“pensieri positivi”- oppure disfunzionali e quindi da eliiminare).

Per il livello astrale: campi energetici

 

Sia che si tratti di cibo, aria, emozioni, pensieri o campi magnetici, il processo vivente avviene mediante tre fasi:

– assorbimento (accoglimento del nutriente)

– elaborazione, trasformazione (metabolismo, ovvero, il processo dinamico di scomposizione del nutriente, di sua assunzione all’interno del corpo e   separazione delle componenti di scarto)

– eliminazione (espulsione dei componenti di scarto)

 

La vita può essere conservata solo attraverso l’equilibrio di queste due componenti (che corrispondono alla legge degli opposti yin/yang della filosofia cinese): infatti se noi non ci nutrissimo moriremmo, ma moriremmo anche se non eliminassimo mai i prodotti di scarto che ci intossicherebbero e ci avvelenerebbero.

 

Secondo la filosofia yoga noi siamo originariamente in equilibrio poiché siamo una manifestazione della vita e la vita non fa eccezioni. Gli squilibri li provochiamo noi, imponendo le nostre prospettive limitate anziché lasciarci andare alle Leggi di Natura. La nostra capacità di riflessione e il nostro libero arbitrio ci servono sempre meno per sottometterci consapevolmente alla Vita (e facendo quindi di questa esperienza un modello di espressione e di autorealizzazione) e sempre più per imporci alla Vita nell’illusione di poter sfuggire a quelle Leggi che ci farebbero sentire felici, in pace e parte di un progetto più ampio, per realizzare i nostri scopi personali che sono di per sé effimeri, visto che moriranno con noi.

 

Per questo l’apprendimento del “lasciare andare”, dell’”arrendersi”, dell’”ascoltare, sono di fondamentale importanza per ritrovare il nostro equilibrio, assieme alla capacità di alleggerirsi da tutto ciò che ci appesantisce, sia esso cibo eccessivo, siano esse emozioni o pensieri limitanti e asfissianti.

 

Secondo quest’ottica le pratiche di purificazione che vi proporrò di seguito e che abbiamo potuto sperimentare in questa ultima parte dell’anno agiscono su tutti i livelli, liberano il corpo stimolando la digestione, l’eliminazione, regolarizzando il respiro, stimolando l’apparato genitale e tutte le ghiandole endocrine, aiutano a liberare le emozioni bloccate e sedimentate nel corpo e aprono la mente donando energia e spinta creativa.

 

 

AVVERTENZE

 

Consiglio di svolgere ogni gruppo di esercizi la mattina, a digiuno, per circa 20 giorni di seguito. Al fine di non sovraffaticare il corpo, consiglio di affrontare un gruppo alla volta, in sequenza e, in caso di stati di convalescenza o di affezioni acute, è necessario rimettersi completamente prima di iniziare le pratiche. In ogni caso prima di cominciare, è bene chiedere consiglio al proprio medico.

 

Inoltre, tengo a sottolineare che il presente documento rappresenta solo un pro memoria di pratiche già affrontate insieme per più di 2 mesi. Se non ricordate qualche passaggio o in caso di dubbi, non improvvisate, ma contattate l’Associazione.

 

ESERCIZI DEL PRIMO GRUPPO

SVAHA PRANAYAMA – Il respiro del fuoco. Gambe divaricate alla larghezza delle spalle, busto reclinato in avanti, schiena diritta, ma non rigida, mani posizionate sull’addome: buttare fuori l’aria dal naso facendo rientrare l’addome (la parte bassa, dall’ombelico in giù). Riprendere dentro l’aria dal naso in modo naturale. 10 ripetizioni

 

GANESHA ASANA – Il movimento del Dio Elefante. Un piede avanti all’altro, gambe leggermente flesse, braccia distese morbidamente in avanti, mani sovrapposte: Inspirare sollevando le braccia, espirare facendole scendere a terra imitando il movimento della proboscita di un elefante che si abbevera. 10 respiri su un lato, e 10 sull’altro.

 

NAVA ASANAposizione della barca in sequenza respiratoria – Seduti in equilibrio sui glutei, ginocchia flesse vicino al corpo e circondate dalle braccia. Inspirando distendersi nella posizione della barca ed espirando tornare alla posizione di base. 10 respiri

 

BHASTRIKA PRANAYAMA Respirazione del Mantice – seduti, respirare come in Svaha Pranayama solo più velocemente., al ritmo di circa una espirazione al secondo. L’aria esce dal naso e la parte bassa dell’addome rientra verso l’interno (NON CONTRARRE IL DIAFRAMMA!). Sollevare le braccia in alto e ad ogni respiro avanzare di uno “scatto” flettendo progressivamente il busto a destra e a sinistra senza sbilanciare il corpo (il peso rimane affondato su entrambi i glutei. Ripetere per 3 cicli completi (un ciclo comprende una flessione a destra e una a sinistra)

Avvertenze: Il numero di ripetizioni è indicativo. Occorre primariamente ascoltare il proprio corpo e ridurre le ripetizioni della metà in caso di affaticamento. La sequenza produce un senso di calore diffuso

 

 

ESERCIZI DEL SECONDO GRUPPO (massaggio dell’apparato digerente)

Primo movimento: In piedi, gambe divaricate di circa 30 cm, dita delle mani intrecciate e palme rivolte v/alto. Tenere la schiena diritta, rilassare la gabbia toracica e il diaframma ascoltando il respiro posizionarsi all’altezza dello stomaco, alleggerendolo. 8 respiri completi – MASSAGGIO INTERNO DELLO STOMACO

 

Secondo movimento: Dalla posizione precedente inclinare il busto di lato leggermente, senza arrivare ad attivare i muscoli del fianco, inspirando al centro ed espirando mentre si flette alternativamente a destra e a sinistra. 8 ripetizioni complessive (4 a destra e 4 a sinistra) – MASSAGGIO INTERNO DI FEGATO E MILZA

 

Terzo movimento: dalla posizione precedente, eseguire delle torsioni del busto (senza muovere il bacino). Espirando le mani si posizionano sul torace, gomiti piegati all’altezza delle spalle. Inspirando ruotare il busto a destra distendendo il braccio che sta dietro. Espirando tornare in posizione centrale. Ripetere sull’altro lato. 8 ripetizioni complessive – MASSAGGIO TRATTO INIZIALE DELL’INTESTINO

 

Quarto movimento: posizione del cane a faccia in su, gambe divaricate di circa 30 cm, ginocchia sollevate. Tenere contratti leggermente gli addominali per non affaticare la schiena. Espirando Girare la testa e il tronco a destra fino a guardare il piede sinistro. Inspirando tornare in posizione centrale e ripetere dall’altra parte. 8 ripetizioni complessive – MASSAGGIO TRATTO CENTRALE

 

Quinto movimento: 1) accovacciati, piedi distanti circa 30 cm l’uno dall’altro, talloni che toccano l’esterno delle cosce e non i glutei; mani appoggiate sulle ginocchia distanti tra loro 50 cm circa; 2) espirando ruotare il tronco a destra poggiando il ginocchio sinistro a terra, dinnanzi al piede destro (non muovere gamba e piede destro). Le mani premono sulle ginocchia per aumentare la torsione e, quindi, la pressione sulla parte bassa dell’addome. 8 ripetizioni complessive – MASSAGGIO TRATTO FINALE.

 

Sesto movimento: Piegare la gamba sinistra e toccare con il tallone l’inguine. Espirando ruotare a destra il busto tenendo le braccia aperte e facendo in modo che il gomito sinistro faccia leva sul ginocchio sinistro per aumentare la torsione e la relativa pressione sulla parte bassa dell’addome. Inspirando tornare al centro ed espirando ruotare dall’altra parte invertendo anche la posizione delle gambe. 8 ripetizioni complessive – MASSAGGIO TRATTO FINALE

 

IL LAVAGGIO DELL’INTESTINO

Il secondo gruppo di esercizi può essere eseguito con il solo ausilio del respiro, oppure può essere inserito nella pratica del lavaggio intestinale (Shank Prakshalana), con lo scopo di deviare l’acqua ingerita verso l’intestino ed effettuare così un lavaggio interno. In questo caso è di ausilio bere dell’acqua tiepida in soluzione fisiologica (1 cucchiaio raso di sale da cucina integrale per ogni litro d’acqua).

 

1)       Scaldare preventivamente circa 2 lt d’acqua e portarla a una temperatura simile a quella del corpo (35/40 gradi)

2)       Bere un bicchiere d’acqua

3)       Eseguire la serie completa dei movimenti del secondo gruppo a una velocità di circa una ripetizione al secondo (8 ripetizioni=8/10 secondi massimo). L’intera serie di movimenti non deve durare più di 1 minuto.

4)       Bere un secondo bicchiere d’acqua

5)       Fare una seconda serie di esercizi

6)       Proseguire in questo modo fino a bere 6 bicchieri d’acqua e fare 6 serie di esercizi

7)       Andare al gabinetto ed attendere che avvenga una prima evacuazione. Se non avviene entro pochi minuti, ripetere la serie degli esercizi senza bere altra acqua. Ma se non avvenisse si può scegliere se effettuare un enteroclisma che ripristina la peristalsi intestinale o semplicemente attendere che l’acqua venga normalmente evacuata dalle vie urinarie. Nel secondo caso l’unico inconveniente sarà quello di avvertire un po’ di gonfiore finché l’acqua non sarà stata completamente espulsa con le urine. In questo caso la pratica si interrompe qui.

8)       Se invece tutto procede regolarmente e si é effettuata la prima evacuazione bere un altro bicchiere l’acqua, effettuare gli esercizi e andare al gabinetto per almeno altre 2/3 volte. Gli yogin prolungano la pratica finchè l’acqua non viene espulsa limpida (ma io consiglio di non esagerare, per non compromettere eccessivamente la flora batterica. 4/5 ripetizioni al massimo danno generalmente un buon risultato).

9)       Per concludere (facoltativo) dopo aver bevuto due bicchieri d’acqua non salata, eliminare l’acqua rimasta nello stomaco eseguendo vamana dhauti (lavaggio dello stomaco). In tal caso dopo aver bevuto i due suddetti bicchieri d’acqua non salata introdurre due dita in bocca e titillare la lingua per provocare una contrazione addominale (simile al vomito, ma molto meno fastidiosa).  Tale pratica decongestiona fegato, cistifellea e milza e interrompe il “sifone”. Se si preferisce non praticarla, semplicemente si continuerà ad andare al gabinetto per almeno un’altra ora.

10)   Attendere 30 minuti prima di mangiare, ma non rimanere mai a stomaco vuoto per più di un’ora. Il primo pasto sarà costituito da un piatto di riso in bianco condito con abbondante burro. Vincere la sete almeno fino a dopo il primo pasto.

11)   Per tutto il resto della giornata evitare alcolici, eccitanti, cibi fermentati o troppo ricchi di sale (insaccati, formaggi stagionati), cioccolato e cibi acidi. Consiglio di preferire una dieta prevalentemente a base di cereali e legumi. Nei giorni successivi si possono riprendere le proprie abitudini alimentari, cercando di consumare cibi leggeri e digeribili almeno per una settimana per prolungare gli effetti della pratica.

 

Avvertenze

Come tutte le pratiche di purificazione, anche il lavaggio dell’intestino va eseguito alla mattina a digiuno. Preparare preventivamente tutto l’occorrente per la pratica (acqua salata, acqua non salata, riso in bianco) in modo da non dover farsi prendere dall’ansia di non riuscire a  rispettare i tempi consigliati.

Quando si pianifica la pratica tenere conto di riuscire a ritagliarsi una mezza giornata circa (1 ora circa per la pratica, più 1 ora se si attende che le evacuazioni si interrompano naturalmente – un po’ meno se si esegue vamana dhauti)

Consiglio di praticare il lavaggio dell’intestino ai cambi di stagione da un minimo di 2 volte a un massimo di 4 volte l’anno. Nonostante vi siano scuole di pensiero che raccomandano una pratica più assidua ritengo che, come in tutte le cose, la verità stia nell’equilibrio. Ritengo che una pratica eccessiva, oltre che innaturale per il nostro corpo, possa risultare dannosa per le difese interne e l’equilibrio della flora batterica intestinale.

 

 

 

 

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